La Genesi

Il mondo del collezionismo delle auto è certamente un mondo variegato e denso di sfumature. Ci sono i collezionisti che raccolgono le auto della loro gioventù, quelli che desiderano sopratutto sentire i cavalli sotto il cofano, quelli che conoscono viti e bulloni di un modello, quelli che passano più il tempo a lucidare che a guidare, quelli che pur di togliere originalità alle loro amate seminano di ruggine la strada.
Ci sono quelli che sono faziosi di una marca ed esiste solo quella, quelli che se non possiedono marche blasonate si sentono di serie B e quelli che pur di non abbandonare un pezzetto di storia riempiono stalle, garage, cantine di cose che non useranno mai, ma sono contenti di averle salvate. I collezionisti di Alfa Romeo, toccano tutte queste categorie e tutte le altre che sicuramente ho dimenticato. Perchè? Semplicemente perchè l'Alfa Romeo è la marca che a ben vedere e approfondire "E' la storia dell'automobile". Tutto contiene e in essa è contenuto tutto lo sviluppo fin dagli albori di quello che oggi è diventato un insostituibile, amato, dissacrato, insostituibile compagno della nostra esistenza. Dalle strepitose Alfa d'anteguerra che nulla hanno da invidiare a qualsiasi Ferrari, Rolls, Duesemberg, alle sportive di eccellenza, dalle vetture da turismo, alle quasi-utilitarie, dai furgoni agli autocarri pesanti, l'Alfa Romeo ha espresso a differenti livelli, con gli alti e bassi a lei tanto cari, una sua linea di pensiero. Qualcuno ha detto che in ogni luogo del mondo dove esiste un aeroporto, lì c'è un tifoso del Manchester; si potrebbe dire che in ogni parte del mondo dove ci sono almeno cento automobili, l'Alfa lì è conosciuta. E ci sono senz'altro più parti del mondo con cento automobili che località dotate di aeroporto. E la fama, la passione, l'amore, persino, che l'Alfa riesce a riscuotere è ben più grande di quanto noi possiamo immaginare, noi milanesi del Portello, abitanti di questa città che ha visto nascere il mito del Biscione, che siamo cresciuti a pane e Giulietta, che dalla carrozzina, magari, additavamo una 1900. Noi che, quando da bambini facevamo "oh!", quando una Alfa rossa ci attraversava la strada...

Ma tutto questo cosa c'entra con il Registro 6C 2500? In fondo c'entra, perché per amare la 2500 bisogna essere alfisti. E per creare un Registro essere ancora più Alfisti. Perché? Perché se la 1900, la Giulia, la Giulietta, l'Alfetta, la 6C1750 sono state delle pietre miliari nella storia dell'Automobile, italiana e non, la 6C2500 è stata un piccolo traghetto tra una disastrosa guerra in arrivo e le macerie che ne hanno fatto seguito. Non ha avuto l'importanza dei modelli che l'hanno preceduta e neppure la modernità della sua erede. Ma è stato un bellissimo traghetto, lo posso dire perché sono "alfazioso" e denuncio subito la mia partigianeria. Sarti di carrozzeria, chiamateli stilisti se preferite, come Touring, Pininfarina, Boano, Revelli di Beaumont, Farina... ci hanno lasciato qualcosa che suscita ammirazione, emozione e passione. Ecco perché un modello del genere, un poco trascurato e dimenticato si meritava un punto d'incontro e qualcuno che ne tramandasse il ricordo. La traccia del bel volume dello storico Tito Anselmi e la sua organizzazione, il certosino lavoro di Malcom Harris, il costante aiuto di Peter Marshall e tanti amici come Cici Bianchi Anderloni, Raul San Giorgi, Fabio Calligaris, Axel Marx, i Giorgetti, e tanti altri italiani, europei e non, un settembre del 1994 decisero che alla 6C2500 era giusto tributare questo atto d'affetto.
Così organizzammo il primo raduno nelle belle colline emiliane alle bocche della Cisa che tante volte in passato, le 2500 di facoltosi appassionati calcavano per emigrare il fine settimana (allora non si chiamava week-end) dalle città del nord ai lidi della Toscana. A Berceto, in quei di Parma, famosa per i funghi e per la pioggia, ebbe luogo dal 23 al 25 settembre il primo raduno intitolato "48 ore con la 6C 2500". Un bellissimo week-end con una mostra di pannelli che ben illustravano il percorso tecnico della 2500 consolidò il primo nucleo di "fondatori". Soci fondatori che in qualità di Presidente dell'Alfa Blue Team ebbi il piacere e l'onore di ospitare per l'atto formale di Costituzione del Registro proprio sul lungo tavolo in mezzo alle nostre Alfa più moderne.




Venti bellissime 2500 che ben rappresentavano l'arco della produzione, con qualche esemplare "fuoriserie", iniziarono così un percorso che ancora oggi unisce amici di tutto il mondo....




Gippo Salvetti
 
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